Recidive / 2017

GRUPPO DI LAVORO RECIDIVE

Coordinatore: Massimiliano Bonifacio (Verona)

Componenti del gruppo: Michelina Dargenio (Lecce), Maria Ilaria Del Principe (Roma Tor Vergata), Michele Gottardi (Treviso), Benedetta Neri (Roma S. Eugenio), Marco Sborgia (Pescara), Anna Maria Scattolin (Mestre-Venezia) e Antonella Vitale (Roma Sapienza)

Il gruppo è stato costituito nella seconda metà del 2017.

Durante questi primi mesi di lavoro, le attività del gruppo sono state:
• Skype call di avvio del gruppo (26/09/2017): discussione sulle finalità del gruppo, proposta di una ricognizione tra i centri del Campus sul trattamento delle LAL in recidiva
• Riunione a Roma (8/11/2017): discussione sui dati emersi dal questionario e proposta di uno studio retrospettivo osservazionale di outcome
• Riunione annuale plenaria del Campus (30/11 – 1/12/2017): condivisione delle proposte e confronto con gli altri gruppi

In dettaglio:
• Questionario di ricognizione
Hanno risposto 21 centri ematologici che trattano pazienti adulti e 1 centro che tratta pazienti pediatrici.
Si è rilevata una forte eterogeneità nell’approccio al trattamento delle recidive nelle LAL Ph-negative, sia nei pazienti giovani/fit che negli anziani/unfit. Non esiste uno schema di chemioterapia di riferimento nazionale. Nella maggior parte dei centri vengono implementati, secondo le rispettive indicazioni, i nuovi farmaci (nelarabina, blinatumomab, inotuzumab).
Eterogeneo è anche il comportamento nei pazienti con LAL Ph-negativa in recidiva molecolare: il 50% dei centri li tratta anche se a controlli successivi il livello MRD rimane stabile, il 50% solo in caso di incremento della MRD nel tempo. Il trattamento più considerato per questi pazienti è blinatumomab (82%) mentre il trapianto allogenico viene indicato come opzione in questo setting dal 59% dei centri che hanno risposto alla survey.
Nei pazienti con LAL Ph-positiva in recidiva la maggior parte dei centri non prevede riduzioni di dosaggio di ponatinib al raggiungimento di una risposta citogenetica completa o superiore, a meno che il paziente non abbia significative comorbidità cardiovascolari (77%). Blinatumomab è considerato un’opzione di trattamento per pazienti recidivati dopo un TKI di seconda generazione e resistenti o intolleranti a ponatinib (95%), mentre solo il 27% dei centri ne considera l’uso in pazienti mai trattati con ponatinib e il 46% lo vede un’opzione per pazienti anziani o con comorbidità che precludano il trapianto allogenico.
Le recidive isolate al SNC o extramidollari sono molto rare e anche in questo caso gli approcci di trattamento sono eterogenei.
• Proposta di studio
Considerata l’eterogeneità nell’approccio ai pazienti in recidiva, il gruppo ha proposto uno studio retrospettivo osservazionale di outcome “real life” dei pazienti con LAL in recidiva ematologica o molecolare. Sono inclusi in questo studio tutti i pazienti con diagnosi di LAL dal 2007 in poi, di qualsiasi età, qualsiasi lineage, che abbiano ricevuto terapia all’interno di studi prospettici o nella pratica clinica, e che siano recidivati a livello ematologico o molecolare dopo una remissione completa o una risposta MRD completa durate almeno 3 mesi. Non sono considerate le LAL Ph-positive.
Il gruppo ha già condiviso un database con le informazioni richieste per ciascun paziente. Durante la discussione plenaria è emerso l’interesse a raccogliere informazioni “real life” anche da parte di altri gruppi (gruppo giovani e gruppo T-ALL): per evitare di proporre ai comitati etici e ai centri degli studi ridondanti, è stato proposto che i gruppi procedano in maniera condivisa, realizzando un database unico dal quale trarre poi le informazioni di interesse per i singoli studi.
• Indagini di laboratorio
Dal questionario di ricognizione è emerso che la maggior parte dei centri ripete l’analisi citofluorimetrica per indagare l’eventuale cambiamento del pattern immunofenotipico alla relapse (100%) e il cariotipo in tutti i pazienti in recidiva (73%). Il 50% dei centri ha la possibilità di indagare le caratteristiche genetiche/molecolari dei pazienti in recidiva (ad es. Philadelphia-like), nel restante 50% c’è interesse per l’argomento ma l’esame non è disponibile. Infine, oltre l’80% dei centri dichiara di inviare i campioni biologici al laboratorio centralizzato in caso di recidiva, per tutti i pazienti (50%) o solo in quelli giovani (32%).
Il gruppo formula la raccomandazione che i campioni biologici di tutti i pazienti alla recidiva siano raccolti e conservati presso i centri (con acquisizione del consenso informato) come necessario requisito per studi collaborativi di analisi genetico-molecolari centralizzate.

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