LAL Ph+ in Italia durante la pandemia da Covid-19: lo studio del Campus ALL

A seguito della raccolta di dati attraverso i questionari inviati ai Centri ematologici che su tutto il territorio nazionale afferiscono al progetto Campus ALL (attivo da 5 anni grazie ad un grant istituzionale di Incyte), è stata completata una prima analisi sui pazienti con leucemia acuta linfoblastica Philadelphia-positiva (LAL Ph+) durante la pandemia da Covid-19. Secondo i dati inviati dai 40 Centri partecipanti (dei quali 24 localizzati nel Nord Italia, la zona più colpita dalla pandemia), un solo paziente sintomatico è risultato Covid-19+ sui 267 adulti con LAL Ph+ riportati dalla survey (37,8% dei quali di età >60 anni). Negli ultimi 15 anni in Italia i pazienti con LAL Ph+ sono stati trattati in induzione con un TKI più steroidi e senza chemioterapia sistemica. Nell’ultimo protocollo GIMEMA l’induzione con dasatinib è seguita da un consolidamento con blinatumomab. Quindi un’induzione/consolidamento chemo-free. Nonostante l’emergenza sanitaria, sia la terapia che la valutazione molecolare della risposta sono stati fino ad ora garantiti per tutti i pazienti.

L’interesse dei dati raccolti e delle loro implicazioni, in particolare per quanto riguarda il tasso quasi nullo di infezione sintomatica da Covid-19 in questo sottogruppo di pazienti con LAL, caratterizzato da alta frequenza di individui di età avanzata, e i potenziali vantaggi di un approccio chemo-free basato su TKI nell’attuale emergenza da Covid-19, ha portato alla pubblicazione di una Lettera di riassunto e discussione dei risultati ottenuti con la survey. La Lettera è recentemente apparsa online sul British Journal of Haematology (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/32368790).

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